L’implosione del sistema

26 Agosto, 2007

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Ne “Lo scambio simbolico e la morte”, Jean Baudrillard scrive:

“Non si distruggerà mai il sistema con una rivoluzione diretta, dialettica, dell’infrastruttura economica o politica. … Non lo si vincerà mai secondo la sua stessa logica, quella dell’energia, del calcolo, della ragione e della rivoluzione, quella della storia e del potere,quella di qualsivoglia finalità o controfinalità: a questo livello la peggiore violenza non ha presa e si rivolge contro se stessa. Non si vincerà mai il sistema sul piano reale.

Ciò che occorre fare è dunque spostare tutto nella sfera del simbolico, dove la legge è quella della sfida, della reversione, del rilancio. Tale che alla morte non si può rispondere che con una morte uguale o superiore. … Se la dominazione proviene dal fatto che il sistema detiene l’esclusiva del dono senza contro-dono (dono del lavoro al quale si può rispondere soltanto con la distruzione o il sacrificio, se non nel consumo che non è che una spirale di più della dominazione…), allora l’unica soluzione è di ritorcere contro il sistema il principio stesso del suo potere: l’impossibilità di risposta e di ritorsione. Sfidare il sistema con un dono al quale non possa rispondere, se non con la propria morte e il proprio crollo. Perché nulla, nemmeno il sistema, sfugge all’obbligazione simbolica, ed è in questa trappola che sta l’unica possibilità della sua catastrofe. Bisogna che il sistema stesso si suicidi in risposta alla sfida moltiplicata della morte e del suicidio. “

 

Jean Baudrillard scrisse “Lo scambio simbolico e la morte “ intorno alla metà degli anni ’70 e rileggendo oggi la sua opera, questa mi appare illuminata da una lungimiranza straordinaria.

 

Dal mio punto di vista vedo la situazione in questi termini: l’implosione del sistema (cioè della società dell’iperrealtà, fondata su simulazioni a tutti i livelli) si avrebbe con il consumatore che rifiuta autonomamente e deliberatamente di consumare o con il terrorista suicida. Di fronte a tali fenomeni il sistema s’inceppa perché risultano inutili e inefficaci rispettivamente il marketing-pubblicità e la politica.

Pensandoci un po’, forse all’implosione non manca molto.


Musica!

21 Agosto, 2007

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Occorre un bel po’ di ottima musica per non essere sopraffatti dal rumore del mondo, mi dico..

E allora per sollevarmi mi concedo l’ascolto di “With teeth”, penultimo album dei Nine Inch Nails


Agosto in città: una pausa per il rumore di fondo automobilistico

15 Agosto, 2007

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C’è un particolare rumore di fondo che accompagna chi vive in città: il ronzio continuo e quasi uniforme prodotto dal traffico dei veicoli a motore.

L’assuefazione al rumore di fondo cittadino causato dal traffico (un misto di suoni sgradevoli, dovuti ai motori, al rotolamento degli pneumatici e ai clacson) è tale che quando la città si svuota di automobili come succede in Agosto, si ha la sensazione di abitare in un luogo sconosciuto, tanto ci risulta inconsueta l’assenza del noioso ronzio.

A proposito di automobili e mobilità in generale, ho appena finito di leggere “Vita e morte dell’automobile” di Guido Viale , un interessante saggio contenente un’analisi sugli inconvenienti provocati dai sistemi di mobilità basati sull’uso prevalente dell’automobile privata e proposte di soluzioni per sistemi alternativi che portino benefici in termini di minore congestione urbana, minore sprechi di risorse, ottimizzazione dei tempi di percorrenza, e non ultimo migliore vivibilità delle città che attualmente sono nient’altro che degli immensi parcheggi per automobili.

Molto lucida, a mio modo di vedere, la visione dell’autore riguardo al futuro prossimo. Senza troppi giri di parole, vengono citati il progressivo esaurimento delle fonti petrolifere e la teoria del picco di Hubbert come ottime giustificazioni pratiche per iniziare ad attrezzarci per un futuro fatto di veicoli in condivisione e taxi collettivi, in cui il possesso di una o più automobili private sarà visto semplicemente come una bizzarria priva di senso.


Altre considerazioni sul rumore di fondo: la blogosfera

14 Agosto, 2007

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La teoria del Big Bang rimase per molti anni una semplice ipotesi di lavoro, mancando le prove della sua validità, fino a quando non venne scoperta la radiazione di fondo cosmico a microonde (Cosmic Microwave Background Radiation, CMBR).
Nel 1965 due tecnici dei laboratori della Bell Telephone, studiando un rumore di fondo dell’antenna radio, si accorsero che si trattava in realtà di un debole segnale radio proveniente dallo spazio, con la medesima intensità in tutte le direzioni.

Sin dall’esplosione del cosiddetto Web 2.0, di cui gli strumenti aventi contenuti generati dagli utenti costituiscono forse l’aspetto più caratteristico, si è sentito ripetere che il moltiplicarsi delle fonti d’informazione presenti in rete avrebbe giovato alla qualità generale del sistema dell’informazione.

Non più uno sparuto gruppo di fonti (quotidiani cartacei e l’ormai degradata TV), ma una miriade di siti internet – formata soprattutto dai siti personali costituenti la cosiddetta blogosfera – dove cercare notizie su qualunque argomento, con in più la possibilità di una manipolazione senza fine data dai link, dai commenti, dai feedback.

Per farla breve, dato che non ho la possibilità né tantomeno la capacità di dilungarmi in analisi molto complesse, gli entusiasti della rete vedono nella blogosfera e nei suoi parenti (ad esempio le Web-TV o Youtube) un’opportunità per superare l’attuale disarmante situazione del sistema dell’informazione, ma c’è da considerare l’immancabile rovescio della medaglia: il moltiplicarsi delle voci e delle fonti rischia di tramutare la ricchezza della pluralità in opprimente rumore, data la limitata capacità di ascolto di ognuno di noi e la difficoltà di distinguere le notizie preziose in mezzo alle “bufale” che circolano e si riproducono sul web, di link in link.

Se ne parla anche in questo interessante post su Magnethic MetaBlog, in cui si tratta del rumore di fondo presente nella blogosfera associandolo ad una sorta di dissipazione delle nostre energie mentali.


Iperrealtà contemporanea

13 Agosto, 2007

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Si legge e si sente dire spesso che vivamo nella “società della comunicazione” intendendo con questo che ciò che caratterizza il nostro tempo è la proliferazione dei mezzi di comunicazione e delle fonti di informazione.

Volendo spingersi un po’ più in là, si può dire che stiamo sperimentando l’estasi della comunicazione di cui parla Jean Baudrillard nelle sue opere, a proposito di un superamento della realtà, giunta ad essere un’iperrealtà fatta di segni che rimandano ad altri segni e che mai rimandano a significati reali, segni quindi svincolati dai significati ma plasmabili a piacere in un gioco infinito in cui la persona vive in uno “stato di terrore che è caratteristico dello schizofrenico, una promiscuità oscena di tutte le cose che lo assilla e lo penetra senza incontrare nessuna resistenza e nessuna aura, neppure quella del suo stesso corpo. A discapito di se stesso, lo schizofrenico è aperto a qualsiasi esperienza e vive nella più totale confusione”.

Sovraesposizione mediatica quindi, di nuovo la “pana-sonicità” cara a Delillo, nelle cui pagine sempre più mi sembra di ritrovare i concetti chiave di Baudrillard espressi in forma diversa, ma altrettanto efficace per chi cerca di districarsi nel mezzo del rumore di fondo.