Si legge e si sente dire spesso che vivamo nella “società della comunicazione” intendendo con questo che ciò che caratterizza il nostro tempo è la proliferazione dei mezzi di comunicazione e delle fonti di informazione.
Volendo spingersi un po’ più in là, si può dire che stiamo sperimentando l’estasi della comunicazione di cui parla Jean Baudrillard nelle sue opere, a proposito di un superamento della realtà, giunta ad essere un’iperrealtà fatta di segni che rimandano ad altri segni e che mai rimandano a significati reali, segni quindi svincolati dai significati ma plasmabili a piacere in un gioco infinito in cui la persona vive in uno “stato di terrore che è caratteristico dello schizofrenico, una promiscuità oscena di tutte le cose che lo assilla e lo penetra senza incontrare nessuna resistenza e nessuna aura, neppure quella del suo stesso corpo. A discapito di se stesso, lo schizofrenico è aperto a qualsiasi esperienza e vive nella più totale confusione”.
Sovraesposizione mediatica quindi, di nuovo la “pana-sonicità” cara a Delillo, nelle cui pagine sempre più mi sembra di ritrovare i concetti chiave di Baudrillard espressi in forma diversa, ma altrettanto efficace per chi cerca di districarsi nel mezzo del rumore di fondo.

31 Agosto, 2007 alle 18:42
Parti di Don DeLillo?
Non lo conosco affatto, devo documentarmi.
31 Agosto, 2007 alle 19:12
Sì Don Delillo, proprio lui..
In particolare qui il riferimento è a “Rumore Bianco”, opera del 1985 edito in Italia prima da Pironti e poi da Einaudi.
Consigliatissimo anche “Underworld” del ‘97
19 Febbraio, 2008 alle 18:41
posso chiederti da dove hai preso la citazione sulla schizofrenia? m’interessa la fonte per una tesi di laurea.
grazie mille.