Ne “Lo scambio simbolico e la morte”, Jean Baudrillard scrive:
“Non si distruggerà mai il sistema con una rivoluzione diretta, dialettica, dell’infrastruttura economica o politica. … Non lo si vincerà mai secondo la sua stessa logica, quella dell’energia, del calcolo, della ragione e della rivoluzione, quella della storia e del potere,quella di qualsivoglia finalità o controfinalità: a questo livello la peggiore violenza non ha presa e si rivolge contro se stessa. Non si vincerà mai il sistema sul piano reale.
Ciò che occorre fare è dunque spostare tutto nella sfera del simbolico, dove la legge è quella della sfida, della reversione, del rilancio. Tale che alla morte non si può rispondere che con una morte uguale o superiore. … Se la dominazione proviene dal fatto che il sistema detiene l’esclusiva del dono senza contro-dono (dono del lavoro al quale si può rispondere soltanto con la distruzione o il sacrificio, se non nel consumo che non è che una spirale di più della dominazione…), allora l’unica soluzione è di ritorcere contro il sistema il principio stesso del suo potere: l’impossibilità di risposta e di ritorsione. Sfidare il sistema con un dono al quale non possa rispondere, se non con la propria morte e il proprio crollo. Perché nulla, nemmeno il sistema, sfugge all’obbligazione simbolica, ed è in questa trappola che sta l’unica possibilità della sua catastrofe. … Bisogna che il sistema stesso si suicidi in risposta alla sfida moltiplicata della morte e del suicidio. “
Jean Baudrillard scrisse “Lo scambio simbolico e la morte “ intorno alla metà degli anni ’70 e rileggendo oggi la sua opera, questa mi appare illuminata da una lungimiranza straordinaria.
Dal mio punto di vista vedo la situazione in questi termini: l’implosione del sistema (cioè della società dell’iperrealtà, fondata su simulazioni a tutti i livelli) si avrebbe con il consumatore che rifiuta autonomamente e deliberatamente di consumare o con il terrorista suicida. Di fronte a tali fenomeni il sistema s’inceppa perché risultano inutili e inefficaci rispettivamente il marketing-pubblicità e la politica.
Pensandoci un po’, forse all’implosione non manca molto.
30 Agosto, 2007 alle 19:51
Il titolo stesso del tuo blog mi trova profondamente d’accordo, se ti va poi vai a vedere il saggeto “I blog e la visione fideistica della rete” nel quale cito il mitico JB diverse volte e sostengo l’eccesso di rumore di fondo che soffoca la rete…
31 Agosto, 2007 alle 0:02
Ho letto per bene, adesso.
l’implosione potrebbe essere estremamnte lenta (a differenza dell’esplosone, che è subitanea), e vedo molto difficile che gli attori siano capaci DELIBERATAMENTE di fare le “rinunce” al propro ruolo come regolamentato secondo “logica” (il consumatore consuma).
Il marketing-pubblicità continua a funzionarfe perchè “la pubblicità ci evita la pesante responsabilità di immaginare e rappresentarci il mondo” (JB, il sogno della merce, pag 34 edizione originale), e a me pare che la fuga dalla responsabilità sia una degli elementi forti di questa società (specie in Italia ahimè) nessuno ha mai colpe, le colpe non sono più identificabili perchè esiste sempre un “negazionismo” per qualunque cosa.
La negazione della responsabilità significa che questa ce la deve necessariamente avere qualcun altro, non io, non noi.
Non neghiamo che da qualche parte esista la responsabilità, anzi, ci serve l’idea che esista come giustuficazione generica a tutto: l’importante è allocarla altrove, al di fuori di noi.
A proposito del titolo di questo blog, cito questa volta da pag.41:
“non riesco piùa sapere che cosa voglio, tabto saturato è lo spazio, tanto forte è la pressionedi ciò che vuol farsi sentire”.
Just in case, ti segnalo “la visione fideistica”
http://williamnessuno.splinder.com/post/7092376
A presto