Adulti e vaccinati

Capita di ascoltare un amico o un conoscente parlare di un viaggio appena concluso. Capita anche che il viaggio in questione l’amico o il conoscente lo abbia fatto in un posto insolito, magari nel terzo mondo, o comunque laddove le condizioni di sicurezza sono precarie e la lista delle vaccinazioni obbligatorie da compiere prima della partenza farebbero tentennare anche il più entusiasta dell’avventura. Succede che l’amico al ritorno descriva dettagliatamente le spiacevoli vicissitudini e le sofferenze fisiche patite e le descriva con la stessa enfasi con la quale il generale di un esercito vittorioso descriverebbe le perdite subite dal proprio battaglione, pieno d’ammirazione e di orgoglio.

C’è qualcosa che accomuna missionari alla ricerca di dio tra i più sfortunati del pianeta e turisti scorrazzati nel tour yemenita dove il solo assaporare col pensiero la probabilità di un rapimento rende semplicemente il viaggio più “vero”.

Il cooperante volontario spesso si muove spinto dalla fede, si aiuta e si fa forza grazie alla provvidenza divina arrivando addirittura allo sprezzo del pericolo, perché tanto “lassù qualcuno mi protegge”.

L’estremista del turismo è uno che si prende rischi altissimi ed accetta di beccarsi per lo meno la dissenteria per poter dire “sono stato nel tal posto dove nessun altro arriva”. Ci dev’essere qualcosa di irrazionale ad animare il pensiero di una persona che avverte il bisogno di abbandonare almeno momentaneamente le agiatezze e le sicurezze della quotidianeità occidentale.

Sembra quasi che dopo un anno vissuto nell’iper-razionale mondo occidentale, si avverta la necessità di mettersi alla prova in situazioni di vera emergenza e precarietà, dal “reality” visto dal divano alla realtà cruda del terzo mondo.

3 Risposte a “Adulti e vaccinati”

  1. anifares Dice:

    Da ex cooperante internazionale sono d’accordo con te (stranamente) anche se personalmente non ho mai pensato che qualcuno lassù mi proteggeva e non sono partita per cambiare il mondo. Ma posso affermare (perchè conosco l’ambiente) che ho conosciuto vari tipi di cooperanti e volontari, alcuni veramente da eliminare (altro che spirito missionario), altri interessanti. Su questo argomento c’è un libro “La mia guerra all’indifferenza” di Jean-Sélim che presenta delle situazioni di cui è meglio non parlare. E poi ci sono i turisti, ti sei dimenticato di aggiungere quelli che partono e rimangono folgorati e quando tornano ti vorrebbero coinvolgere in 2000 attività (solo per spillarti soldi) per aiutare il terzo mondo. Non credo che il turista di cui tu parli parta per abbandonare almeno temporaneamente le agiatezze… se questo fosse lo stimolo sarebbe già in uno stato maggiore di consapevolezza (cosa che oggi manca un pò)… io credo che sia più terra-terra il motivo… esempio: Luigi torna dalle vacanze a Londra e parla con Gilda e Gilda “Londra, bellissima io sono stata 4 volte… sono andata su e giù” e Luigi? Luigi sta zitto ma se Luigi fosse andato in Yemen e con il cacchio che Gilda parlava… alla fine è sempre una cosa “EGOCENTRISMO” sempre collegato al reality, sempre collegato alla nostra voglia di emergere perchè abbiamo paura di passare inosservati dal resto del mondo. Scusami se ho scritto troppo. Alla prossima… forse ritorno!

  2. rumoredifondo Dice:

    Sì.. ho solo buttato lì qualche idea che mi girava per la testa.. Certamente esistono mille altre ragioni che inducono le persone a partire per viaggi assurdi e mete incredibilmente bizzarre (come il turismo “nucleare” tra la città fantasma nei pressi della centrale di Chernobyl abbandonata dopo l’esplosione di uno dei reattori nel lontano 1986 e rimasta disabitata da allora).
    Egocentrismo, noia, voglia di stupire gli amici al ritorno, voglia di sentirsi in pericolo per poter confermare a se stessi d’essere un gran “figo”… ecc.ecc.. Ce ne sono di assurdità nel turista post-moderno.

  3. anifares Dice:

    Turista post-moderno? Ma lo sai che io ho visto turisti giapponesi farsi le foto accanto ai palazzi bombardati dalla NATO durante la guerra nei balcani ed ho visto foto accanto a ground zero su internet… una marea di assurdità da rimanere senza parole…. “fotografare e non pensare” questo è il loro motto

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